BASSI MAESTRO – Classico

Bassi cover

Area Cronica/V2

Senza particolari preamboli e nemmeno dover attendere troppo siamo arrivati al terzo lavoro solista del produttore, dj ed mc Bassi Maestro. Venti tracce per quasi un’ora di buon Hip Hop senza troppi compromessi, tanto crudo e reale da sembrare indigesto, tanto spontaneo da sprofondarvi lentamente nel più profondo underground a conferma di talento e passione che ancora spingono e pulsano. Abbandonata la dolorosa malinconia del lavoro precedente non resta che l’analisi abbastanza oggettiva di un ‘mondo di pazzi’ fatto di beats, rime e quant’altro? Le produzioni che accompagnano, tutte a carico di Bassi, sono scarne e precise, ottime per un buon freestyle, sintomatiche dello studio e dello stato di apprendimento del nostro produttore, con un’azzeccata serie di rifiniture e preziosismi che non mancheranno di colpire e catturare la vostra attenzione. Se già lo conoscete non sarete spiazzati da questo disco, il lavoro di Sano Biz degli ultimi due anni dovrebbe avervi preparato a questo: provocazione (“Parla Tu”) e ironia, intelligenza (“Il Mondo Dei Pazzi”) e voglia di divertirsi… come?! Non ci credete!?! Allora beccatevi “Wack Rappaz”, un primo singolo coraggioso quanto diverso da quello che avete ascoltato fino ad ora. Viene richiesta una particolare attenzione per poter andare fino in fondo, potete limitarvi a muovere la testa ma c’è molto di più, pur parlando ‘solo di Hip Hop’ con linguaggio paradossale quasi da B-Movie, il ‘dramma’ che ascolterete vi coinvolgerà fino a farvi meditare ed emozionare. Minimi ma azzeccati i featuring: ovviamente CDB, presenti in un pezzo ma poi sparsi qua e là in molte tracce, insomma un sodalizio sempre più affiatato, Tormento e Medda nello stesso brano “Lo Sanno” e infine Macro Marco in “Yo, Hey”… per dovere di cronaca troverete molto di più, ma ancora una volta prestate molta attenzione chissà che non ci sia qualche altro vostro beniamino nascosto nelle pieghe di queste 14 canzoni e/o 6 skit. Un disco che vi consiglio di ascoltare per almeno tre o quattro volte tutto d’un fiato quasi fosse un film, ma mi raccomando: non perdetevi quel gran pezzo che è “Dicembre 1999”. Basi così se ne sentono ancora poche e anche se si tratta di una sola strofa e un ritornello, ben scratchato comunque, troverete qui la sintesi del disco e non solo. “Classico” può sembrare un titolo molto pretenzioso ma per certi versi vi accorgerete di come sia anche molto azzeccato.

Di Vez

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