Uomini di mare ( Fabri Fibra + Lato ) > Composizioni astratte

Uomini di mare 01Di Claudio “Sid” Brignole
AL 39 Settembre 1999

Siamo circondati da ululati di sirene, quelle delle ambulanze e della polizia che ti spaccano i timpani con il loro suono stridulo e quelle di chi vuole fare l’incantatore di serpenti e tenta di sedurti con un po’ di parole messe alla rinfusa su un beat che vagamente va sui quattro quarti. In entrambi i casi la sensazione è di irritazione anche se la sirena di un’ambulanza può salvare una vita mentre il solito pezzo può farti venire la voglia di togliertela. Meno male che ogni tanto c’è qualcosa che rompe questo meccanismo e certe convenzioni del ‘io sono meglio di te’ fini a se stesse, le eccezioni sono poche e pochi gli mc pronti a superare certi luoghi comuni e steccati all’apparenza insormontabili. Stiamo parlando di un gruppo, ma non del solito gruppo, gli Uomini Di Mare appartengono a loro stessi, Fabbri Fibra e Lato non assomigliano a nessuno, italiano o americano che sia. Hanno l’originalità nel dna, una maturità sorprendente per la loro poca esperienza e una forte consapevolezza del loro ruolo (una rarità). Qui non cerco di sopravvalutare o spingere più di tanto gli ‘uomini’ (sta a voi farvi un’idea su di loro) ma di lanciare solo un avviso: d’ora in avanti il punto di partenza per il prossimo livello si è spostato di almeno qualche gradino.

-Che è successo tra il vostro primo annuncio dell’uscita del disco ed oggi? Sono passati un pacco di mesi.
Fabbri Fibra: “La prima pagina pubblicitaria l’abbiamo fatta per bloccare la tempesta di persone che si chiedevano se gli Uomini Di Mare avrebbero fatto qualcosa, ma gli Uomini Di Mare fanno qualcosa?”
Lato: “Mah, so che hanno fatto dei featuring in giro, tutti dischi autoprodotti, ma stanno parecchio in studio e si sentono solo in qualche mixtape.”
Fabbri Fibra: “Io, e parlo da esterno, degli Uomini Di Mare, ho sentito solo tre demo che sono girati per grazia di Dio…
Lato: “Uno più bello dell’altro!”
Fabbri Fibra: “Sì, hanno fatto ‘sti tre demo in successione, ma senza l’organizzazione dietro, però ultimamente gli Uomini Di Mare fanno produzioni ‘a busso’, cioè molto veloci.”
Lato: “Comunque più che altro gli Uomini Di Mare hanno fatto demotape, sono sempre girati su cassette che puoi ascoltare in macchina, c’è gente che arriva a sentirli con la voce come dentro una caverna per quante volte si è duplicata il loro nastro. Alla fine se funziona in questo modo, hanno pensato che avrebbe funzionato anche su cd, caspita hanno anche fatto una pagina pubblicitaria nove mesi fa: ‘coming soon…’.”

-Ma cosa hanno fatto in questi nove mesi gli Uomini Di Mare, sono andati veramente al mare?
Fabbri Fibra: “No, praticamente al tempo della pagina pubblicitaria i pezzi definitivi erano dieci ai quali andavano aggiunti i pezzi con i featuring e quando li fai, devi farli bene, altrimenti se sono sforzati, te li sgamano tutti, anche i tuoi genitori.”
Lato: “Quindi devi stringere i contatti con la gente con cui fai i featuring, vedere se sono persone valide e se capisci che sono nel tuo viaggio, allora entrano nel tuo disco.”
Fabbri Fibra: “Noi abbiamo finito “Sindrome Di Fine Millennio” tre mesi dopo la pagina pubblicitaria e da lì in poi abbiamo trovato un primo accordo che però non abbiamo concluso, dato che le aspettative non erano quelle che avevamo, da entrambe le parti, sia nostra che da parte dell’etichetta che pensava che noi fossimo disposti ad emergere come il ‘gruppo Hip Hop italiano’.”

-Ora vi sentite pronti ad emergere?
Lato: “Sì, il disco dovrebbe essere uscito in questi giorni e sarà distribuito dalla Good Stuff, anche la grafica sarà completamente nuova.”

-Qual è la vostra filosofia di vita?
Fabbri Fibra: “La situazione è impostata così: io mi sento posizionato in maniera un po’ strana. Non mi sono avvicinato all’Hip Hop perché volevo esprimere la mia rabbia attraverso il rap, io scrivo perché mi piace e poi mi sono messo in parallelo col rap perché il modo di esprimere le idee e tutte le sensazioni che hai da dare sono lì e quello è il mio campo da gioco. Per quanto riguarda il confronto con altri sul modo di scrivere o sul produrre basi, per noi non è mai esistito, ma non per scelta…”
Lato: “Sì, è proprio una situazione logistica e geografica. Noi stiamo in riviera e praticamente stiamo molto a casa uno dell’altro. Siamo in pochi e tra noi si è creato un feeling e siamo ormai belli che inquadrati.” Fabbri Fibra: “Se da noi esci, trovi solo ‘unzettoni’ dalle 7 di mattina alle 7 della mattina dopo, un afterhour continuo. Ed è anche pieno di gente che dice che non c’è un cazzo da fare, ma ovunque non c’è un cazzo da fare, qualcosa c’è a Bologna, a Milano e qualcosa al sud, ma ad Ancona… Non c’è nessuno a cui affiancarsi.”

-Vedendola col senno di poi, secondo voi è stato positivo il fatto di nascere totalmente da soli?
Fabbri Fibra: “Sì, anche perché non riesco ad immaginarmi diversamente, forse se avessi studiato a Milano ed avessi iniziato a scrivere lì, non mi sarei mai chiesto come sarebbe stato in una città in cui sono totalmente scansato dagli altri. E poi l’originalità ce l’hai in testa.”
Lato: “Sì, puoi fare in qualunque città, basta che tu rimanga saldo alle idee che hai ed a quello che vuoi esprimere.”
Fabbri Fibra: “Tu devi dare delle sensazioni, non perché la rima suona bene allora spacchi, la sensazione deve anche scaturire da quello che dici, così anche per le basi.”
Lato: “C’è anche da dire che per metterci alla prova avevamo pensato che il cd doveva essere fatto così, per noi ed è stata una crescita in cui abbiamo raggiunto un buon feeling, anche se siamo arrivati belli stanchi.”

-Molti gruppi fanno il disco perché vogliono farlo, anche se non hanno niente da dire. Cos’è che invece vi muove?
Lato: “A me piace come ragionano loro, sia Fabbri che Nesly Rice. Ho fatto delle basi per altre persone, ma come stringono loro due… Il discorso è che sono propositivi e le cose che scrivono sono buone. Io mi trovo benissimo con loro e praticamente hanno l’esclusiva delle mie basi. Sai il modo in cui uno si esprime, secondo me, dovrebbe essere un po’ ‘a famiglia’, perché loro vivono quello che vivo io e viceversa, ed è per questo che stiamo insieme. Per me 1+1 fa 2 e non è musica. Sono 8 anni che lavoriamo insieme.”
Fabbri Fibra: “Lui lavorava in una radio locale ed andavamo in skate, grazie a questo lui ha lasciato la radio e sono nate le prime autoproduzioni. In teoria lì ti avvicini, ma noi invece ci stiamo allontanando perché stiamo troppo in casa o in studio.”

-Siete contenti di ‘allontanarvi’ o la cosa vi preoccupa?
Fabbri Fibra: “Questa domanda ce l’ha fatta la prima persona che voleva farci firmare il contratto e ci chiese cosa ci saremmo aspettati. Io non lo so, e qui torniamo al discorso delle aspettative ed io cerco di farmene il meno possibile, però l’evoluzione è quotidiana ed io capisco giorno per giorno in che termini posso avvicinarmi al fenomeno ed in che termini io possa esporlo ad estranei.”
Lato: “E come trarne profitto sia personale che economico, che purtroppo è ancora un’utopia. Però il fatto di non legarsi a nessuno è fondamentale.”
Fabbri Fibra: “Ora sembra che ci si possa fare i soldi, ma il tutto esploderà tra 2 o 3 anni. Ora la vedo come un tenere duro. Sai prima di essere accettato, e non solo dai b-boys, ce ne vuole perché più si va avanti più la gente ascolta e ne mastica, quindi se ti ascolti i prodotti italiani che nascono con un certo criterio, lo riconosci. Secondo me ognuno dovrebbe fare la sua strada e proporre le proprie cose quando è il momento, senza sputtanarle prima o arrivare troppo tardi, bisogna avere un obiettivo.”

-Non vi capita di far sentire le vostre cose ad altri, magari al di fuori della scena Hip Hop? Per sapere come la gente recepisce i vostri pezzi.
Fabbri Fibra: “Sai la gente di solito rimane un po’ stranita perché non capisce come lego le parole. Secondo me ora ci sono un sacco di ragazzini a casa che stanno studiando e quello che c’è adesso non è niente confronto a ciò che verrà fuori in futuro.”
Lato: “C’è gente che è a casa che merita e medita. Noi siamo stati parecchio a casa, ed ora eccoci qua con un cd… chi ci vuole far suonare in giro…”
Fabbri Fibra: “Amati o lamati!”

Uomini di mare 04 2

-Fabbri, tu hai un modo particolare di costruire le liriche, non segui un percorso logico ma giochi con le immagini e le sensazioni che esse evocano.
Fabbri Fibra: “Mia madre scrive per sé, quindi un po’ di ereditarietà ci dev’essere. E’ la stessa cosa col writing, parti da una lettera e la evolvi fino a renderla irriconoscibile. La stessa cosa per la rima, si parte e non si sa quando ci arrivi, te ne accorgi però, anche se non ti fermi. E’ sempre una metamorfosi continua e non ti fermi.”

-Come si fa ad abbinare questa ricerca stilistica ai contenuti?
Fabbri Fibra: “Cerchi di vivere, anche se dicendo così non intendo viaggiare per il mondo e poi tornare a casa a scrivere. Ti fai i tuoi tre o quattro pensieri paranoici, poi qualcuno positivo, poi pensi alla tua crew e questa è la vita. Il male del mondo, il bene della famiglia, li incroci e ti viene fuori la morale della giornata. C’hai sempre qualcosa da dire, se non è così, non puoi scrivere. Io mi trovo bene a scrivere sulle basi che mi dà Lato, ci dovrebbero essere più mc che scrivono veri testi su basi che vengono prodotte apposta. E poi fondamentale sono le immagini, io devo vedere quello che dici.”
Lato: “Sì, il produttore-sarto che taglia e cuce. Secondo me però bisogna essere innanzitutto amici. La nostra formula comunque si basa sulle immagini e questo è il discorso principale. Se tu fai un quadro, un disegno che ha diverse sfaccettature, lo puoi interpretare in varie maniere.”

-Il vostro è sicuramente un disco che scopri diverso ad ogni ascolto.
Lato: “La nostra roba è giudicata parecchio ermetica.”

-Volevo commentare con voi alcune frasi…
Fabbri Fibra: “No, aspetta, ti dico una cosa io. Hai presente quando si parla di scena italiana? La scena italiana è un archivio, come tutte le altre scene e tu devi essere posizionato per forza in una cartella che insieme alle altre è messa in maniera ordinata. Se ad un certo punto arriva qualcuno che mette in disordine, poi diventa difficile capire chi veniva prima e chi dopo, però tutto viene archiviato, ascoltato, analizzato, smontato e criticato. Tutto. Se tu sei una persona ordinata, stai certo che nessuno ti toglierà niente.”
Lato: “E questo sia parlando in negativo che in positivo, perché se la gente ne parla anche male, significa che ha recepito, perché una cosa che non merita passa indifferente.”
Fabbri Fibra: “Secondo me si sa quando un fenomeno avrà vita breve o meno e non bisogna preoccuparsi delle critiche… Sono bene accette.”

-Cosa c’è dietro la scelta del titolo “Sindrome Di Fine Millenio?”
Fabbri Fibra: “Mancano tre mesi alla fine del millennio e la “Sindrome Di Fine Millennio” è la preparazione al tuo set mentale al nuovo secolo, preparandoti innanzitutto alla fretta. Le giornate ora sono di 7 o 8 ore, non più di 24 e c’è talmente tanta paura che col nuovo millennio nasca roba nuova, che tutti riciclano, quindi è tutto una cover e stracover. E’ un millennio falso, ora non sto a spiegarti la storia… Comunque l’album parla proprio di questo.”
Lato: “Di classico non c’è niente. Però i dischi che ascolto li ascoltano in tanti, io cerco di proporli in un’altra maniera.”
Fabbri Fibra: “La mia fretta è frenata da altri che mi dicono di stare calmo. Io ce l’ho proprio la sindrome di fine millennio ed il tempo stringe.”

-Stringe per che cosa?
Fabbri Fibra: “Il tempo c’è, e te lo organizzi come vuoi. Io sto affrontando l’uscita dell’adolescenza proprio alla fine del millennio, e non sto a dirti di tutta le gente che mi dice che sto perdendo tempo con la musica… Anche i film che vedi sono frenetici, anche AL Magazine adesso è mensile, mentre prima era bimestrale. È che c’avete fretta!”

-Come pensate si possa uscire da questa situazione?
Fabbri Fibra: “Secondo me non ne esci.”
Lato: “No, ormai è un meccanismo. Guarda qualsiasi documentario sui Paesi in via di sviluppo, nessuno corre, però tutti ridono perché? Perché è un meccanismo diverso. Noi siamo stressati, imbeotati.”
Fabbri Fibra: “E’ una questione di immagazzinamento di input e più ne hai più ti fai prendere, è una questione di adeguamento.”

-Però a me sembra che finora voi abbiate avuto una concezione abbastanza ‘lenta’ delle cose. Adesso non avete timore che vi si possa rovinare il tran-tran a cui siete abituati?
Fabbri Fibra: “Il demo precedente si intitolava “Qustodi Del Tempo” e diceva che eravamo stra-tranquilli e che avevamo tutto il tempo che volevamo, ora sono passati otto mesi ed il Ragio dei Qustodi è in Francia, Chime è a Bangkok a fare le foto sotto i Budda. Quindi a me la fretta è venuta. Poi vedi che ci sono gruppi che fanno pagine pubblicitarie, video a rotazione, mixtape, demo in cassetta, cd, si fanno i vinili ecc… e magari pensavamo di essere noi di Senigallia a non avere i contatti, invece no è che proprio la gente ora va veloce.”

-Vi piace l’idea di essere qui a fare l’intervista per AL Magazine, oppure preferireste essere anche voi sotto qualche Budda?
Fabbri Fibra: “Guarda, con i soldi che abbiamo speso per fare il cd, potevamo stare in Olanda ad oltranza. Però a me piace concludere, concretizzare e finire le cose che comincio, quindi quando hai le cose predisposte, fai fatica ad andartene, però tutto ha un tempo e credo che questo sia il nostro tempo. E’ tutta una scoperta per noi, come saranno impostate le date, come comportarsi con le gente… Io non vedo l’ora di avere davanti gente per far sentire loro cosa abbiamo fatto e che facce abbiamo, ma soprattutto per far sentire che ne abbiamo da dire.”

-Pensate sarà difficile rapportarvi e affrontare altre realtà che magari potrebbero passarvi negatività?
Fabbri Fibra: ‘Il rischio ovviamente c’è, ogni volta in cui esci dal tuo mondo, però cerchiamo di fare tutto a piccoli passi. Sono curioso di sapere come ci prenderà la gente, magari ci vedrà come il gruppo sperimentale, oppure come il gruppo cazzone. Boh! Io non posso dirti cos’è l’Hip Hop.”

-Credo che questo sia il giusto atteggiamento.
Fabbri Fibra: “È come in Francia… Ora lì c’è mercato, ma solo ora. Due anni fa, gli Alliance Ethnik erano usciti col classico singolo da discoteca. Figuriamoci noi tra quanto tempo usciremo.”

-In Italia c’è una situazione sociale diversa da quella degli altri paesi europei, quindi secondo me qui da noi non si creerà ancora per molti anni una cosa così forte. Voi cosa ne pensate?
Lato: “Seconde me il problema è anche a livello di etichette e di case discografiche che non ti mettono addosso i giusti presupposti. Il giorno che ci sarà un gruppo italiano che potrà essere prodotto da un’etichetta americana, allora le cose cambieranno. Ora in Italia ci sono un sacco di gruppi che si sentono come dei pesci fuor d’acqua, perché le grandi etichette non danno mezzi e promozione ai piccoli gruppi, ma solo ai cantautori, oppure a quei gruppi ‘sicuri’.”
Fabbri Fibra: “Per me è normale. Se esplodesse e l’Italia riconoscesse la cultura Hip Hop ci sarebbe un’esplosione di gente che verrebbe fuori a fare il ‘signor so tutto’. Secondo me è spazio che ti devi prendere da solo.”
Lato: “Ed è anche una questione di anni. Negli anni ’70, negli Stati Uniti, si ballava il funky. In Italia c’è gente che fa fatica a prendere quei dischi originali ed è proprio cultura di partenza, cosa che da noi non è stata.”
Fabbri Fibra: “Io però non vedo in Italia gli elementi capaci di supportare la cultura Hip Hop. Qui esiste l’Hip Hop, ma c’è il clima di tensione e ci sono gli scazzi.”

-Bisogna avere la pazienza e la capacità di aspettare.
Lato: “Oggi come oggi tutti possono fare un cd.”
Fabbri Fibra: “Secondo me non si dovrebbe pensare ai soldi, ma a fare musica e basta.”

-In Italia ognuno pensa di essere solo, non fa lavoro di gruppo…
Fabbri Fibra: “Per me ci vorrebbero molte più jam, perché lì vedi cos’è il vero. Si possono fare articoli su un determinato gruppo e la gente si fa un’idea, poi bisogna vedere cosa faranno alla jam. Per me, subito dopo l’uscita, il riscontro dovrebbe essere istantaneo, altrimenti la gente si crea dei falsi miti, dei modelli che si basano sul mistero, mentre il riscontro dev’essere immediato. Solo che le jam sono sempre lontane… Non esiste, ti devi sempre prendere il treno! Perché l’Hip Hop sono i soldi del treno, sono i soldi alle Ferrovie dello Stato.”
Lato: “Dovrebbe esistere un’altra disciplina, l’obliterare… Come quinto elemento dell’Hip Hop.”

-A parte il rap, cosa combinate nella vostra vita di tutti i giorni?
Fabbri Fibra: “Io ho studiato grafica, ma alla fine anche in classe facevo solo le copertine per i nostri lavori. Non riesco a capire molto quali siano le mie vesti. La scuola l’ho finita, potrei fare qualcosa da grafico, ma io voglio scrivere rime. Ho anche lavorato in un ristorante per tirare fuori ‘sto cd… però io sono un rapper!”
Lato: “Io lavoro nel campo del restauro, sto dentro alle chiese e faccio più o meno il geometra. Faccio 45.000 chilometri all’anno. Il mio lavoro è guidare la macchina, beccare gente e sbrigare fronzoli e controfronzoli in pratica.”
Fabbri Fibra: “Noi siamo pronti a mollare quello che stiamo facendo, siamo proprio pronti, comunque non vogliamo svoltare con l’Hip Hop solo perché non ci piace quello che facciamo.”
Lato: “In ogni caso, il lavoro a livello artistico logora e ti castra. Ho iniziato a lavorare per tirare su i soldi per fare nel garage di casa mia lo studio.”
Fabbri Fibra: “Come dice Inoki: ‘trovati un lavoro/perché è una cosa seria/guadagnati la paga/anche se è una miseria’. Devi farlo. Logicamente se lavori non c’è un periodo di stacco tra quando lavori e quando poi fai musica… Cioè il periodo di fame lo fai e soffri quando devi.”

-Parlatemi dei featuring.
Lato: “Nel disco c’è Nesly Rice, Word, Rudy B che scratcha in due pezzi, Shezan che è il Ragio dei Garden’s Abitudinèri, che è un massiccio, e ci hanno svezzato.”
Fabbri Fibra: “Poi abbiamo tre dj veramente uno diverso dall’altro: su “Il Domani È Oggi” è Locca, nell’intro e su “Teste Mobili” c’è Inesha, mentre su “Benvenuti Nel Violento” e “Uno Su Dieci” c’è Rudy.”

-Com’è nata la collaborazione con Word?
Fabbri Fibra: “Beh, con gli altri ci siamo trovati benissimo e ci siamo ben incastrati, con Word è un’unione Rimini-Senigallia. C’è Inoki in porzione massiccia. Io sento lo studio! Poi c’è El Presidente che ci fa l’apertura e Nesly che vaga, perché è la featuring fissa.”

-Avete curato tutti gli aspetti del disco, vero?
Fabbri Fibra: “Sì. Consiglio: non affidate la vostra immagine a chi non sa nulla di voi! Non sforzatevi a fare le foto da incazzati nella metro se poi abitate in riviera e c’avete cinque sorelle.”

-Lato, con te vorrei parlare delle produzioni che contengono molti strumenti suonati e campioni.
Lato: “Sì, ho preso i campioni, poi ho lavorato con un multi traccia a 4 piste ed ho masterizzato il tutto. C’è stato un bassista, Luca Cannarella, che ha collaborato con me e ci siamo trovati bene. Poi abbiamo suonato su “Vorrei” un pezzo col piano, abbiamo rifatto la linea di basso che in parecchi pezzi ho suonato io. Le batterie sono tutte suonate. I campioni sono i più originali possibili.”

-Mi sembra di capire che le attrezzature che hai usato sono state parecchio modeste…
Lato: “Ho l’Akai 950 e mi sono trovato le mie ricette, speziandole con quello che avevo di mio. Pensa che la prima cassetta del primo demo era tutta in ceramica. Sul cd c’è il multitraccia, abbiamo lavorato parecchio in studio, poi abbiamo ricompresso tutto, siamo andati in uno studio dove c’era un banco da 36 canali della Mitsubishi e l’automazione se l’è montata da solo Alessandro Castriota… Una gran persona!”

-Questa è la dimostrazione che non servono milioni di impianto per fare le cose.
Lato: “Sono un autodidatta e quando impari da solo metti un po’ da parte i preconcetti sulla musica.”

-Fabbri, nel disco parli spesso di donne, mi sembra di capire che sono la tua croce e delizia.
Fabbri Fibra: “Io adesso devo pensare ad inchiodare qualche figa perché non batto chiodo da 4 mesi. Scrivilo questo. Progetti per il futuro: inchiodare qualche figa. Io non riesco ad intraprendere un rapporto con una persona, ma mica per me, proprio per la musica. Non ce la faccio, forse perché non incontro ragazze predisposte al fatto che forse un giorno, non dico che riuscirai a viverci, però gran parte della mente è buttata lì e quindi non trovi il supporto. Poi ci sono certi periodi in cui vorrei stare con una gran puttana… Io voglio le case chiuse ad esempio! Questo però è un problema importante, le donne. Ma si sente che parlo di qualche figa?”

-Sì e poi in alcune cose ti do ragione.
Fabbri Fibra: “Ma tu le accusi subito le cose sulle tipe? Perché la mia paura è che prima di parlare di una ragazza, la devi aver conosciuta bene, altrimenti si sente che magari eri un po’ in paranoia.”

-Voi non siete preoccupati del fatto che ci sono poche ragazze nell’Hip Hop? Anni fa eravamo 99% uomini ora le cose sono un po’ migliorate ma siamo sempre a percentuali bulgare.
Fabbri Fibra: “Devo dirlo. Ragazze siete poche e soprattutto non siete porche. Siatelo di più! Comunque nel momento in cui entri nelle crew ti senti una persona particolare e questo può nuocere ed a noi le ragazze non si avvicinano. Boh. Basta che non si formino i cloni alla Britney Spears. Non proponeteci queste cose!”

-Ma secondo voi molti mc sono incazzati perché non c’hanno la tipa di fianco?
Lato: “Sì, è quello. Perché nascono ‘ste storie? Perché non si scopa.”
Fabbri Fibra: “Io penso che gli Uomini Di Mare sono la crew con meno donne. Io lo vedo. Ma poi sono poche le ragazze nell’Hip Hop in Italia, ne vedi che girano magari, ma ce ne sono poche. Quando ho conosciuto la Silviettina che è infottata per l’Hip Hop ho pensato che era l’unica ragazza seria che ci stava dentro…”
Lato: “E poi c’è una signorina che si veste in latex…”
Fabbri Fibra: “Bella Dafne su tutti i treni d’Italia! Comunque il discorso di essere se stessi è fondamentale!”
Lato: “Io non vorrei mai una ragazza che condivide con me queste cose, perché poi ti rincoglionisci.”

-Mi sembra giunto il momento di concludere, altrimenti stremiamo i nostri poveri lettori…
Fabbri Fibra: “Per finire chiudiamo con quello che diceva Jo e cioè: ‘vi voglio in fotta regaz, vi voglio in fotta regaz, gran fotta, dove arrivo e da dove vengo, io vi voglio in fotta regaz’. Questo ce lo ripeteva sempre.”

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