LYRICALZ > STORIE DI GENTE SEMPLICE

Di Claudio “Sid” Brignole
AL 37 Giugno 1999

L’annata ’99 sarà ricordata a lungo come una delle migliori dell’Hip Hop italiano, con dischi che manterranno il loro gusto a lungo, insaporendosi ancora di più con il passare del tempo. “Brava Gente, Storie Di Fine Secolo” potrebbe essere uno di questi.

Dafa e Fede sfidano le regole e vanno oltre con un disco che in pochi si potrebbero aspettare in questo periodo… ma loro amano le sfide, niente certezze ma sempre in gioco con la consapevolezza di avere le carte in regola per farne parte. 

-Nel disco parlate di preferire una vita con meno certezze ma vissuta pienamente. Pensate di poter mantenere questa scelta anche per il vostro futuro?

Fede: “Fare l’mc come facciamo noi, significa scegliere una vita senza certezze. Già di principio è difficile che ragazzi della nostra età facciano delle scelte. Non è più come anni fa che uscivi dalla scuola, andavi a lavorare e tutto lì… ora bisogna inventarsi tutto. Nei momenti chiave della nostra vita abbiamo scelto la strada più incerta, ma sicuramente più divertente. Ora non saprei ancora dirti se vorrò fare così tutta la vita, perché poi magari vorrò anch’io in futuro delle sicurezze, però una delle cose che mi spaventa maggiormente è la noia. Più ho sfide da intraprendere, cose da fare, interrogativi da risolvere, più sono stimolato ad andare avanti. Un giorno magari mi metterò a posto economicamente, però spero comunque di essere sempre alla ricerca di qualcosa.”

Dafa: “Entrambi siamo guidati da un istinto che ci spinge a fare determinate cose, comunque ti rendi conto da te se stai andando contro qualcosa di difficile o meno. E’ logico che fare questo tipo di lavoro e di vita richieda dei sacrifici e noi ne abbiamo fatti parecchi. I sacchi di merda che ci ha tirato addosso qualcuno, senza rivolgerci la parola, sono stati veramente troppi. Credo che nessuno ci conosca realmente, ma ascoltando questo disco si potrà capire chi sono veramente i Lyricalz e cosa fanno.”

-Il titolo del pezzo “Storie Di Fine Secolo” fa capire che narrate la vostra realtà quotidiana, quali sono le vostre storie e qual è la maniera in cui vi raccontate?

Fede: “Il nostro modo è quello di essere allo stesso tempo cronisti e protagonisti, quindi tu racconti delle cose che hai vissuto in prima persona, o che hai vissuto lì ai margini. La roba importante è questa e cioè che noi raccontiamo in modo diretto le storie nostre e della gente con cui abbiamo vissuto, una sorta di incarico di far conoscere al mondo quella che è stata e che è la nostra realtà. Noi ci sentiamo un po’ come persone che hanno avuto il coraggio e l’idea di raccontare queste cose ed anche, magari, di capitalizzarle, cioè di vivere raccontando quello che si vive.”

Dafa: “Credo che il segreto sia focalizzare l’esterno, quello che hai intorno, fotografarlo e riproporlo. Noi lo facciamo in rima, scrivendo testi, facendo musica e cercando di raccontare ciò che ci gira attorno.”

-E cosa c’è intorno a voi?

Fede: “Secondo me la risposta è racchiusa nel titolo “Brava Gente”… in fondo c’è quello. Prima di fare l’album ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti che avremmo voluto raccontare noi stessi e quello che ci stava attorno, ed il titolo rappresenta quella caratteristica che lega tutte le persone che ci circondano. C’è chi magari è più portato a fare certe cose, c’è chi invece non ha avuto voglia o non è riuscito e lavora e basta, c’è chi è disoccupato, c’è chi invece è ancora alla ricerca di qualcosa che non ha trovato, c’è chi è d’accordo con noi, chi lo è di meno, c’è chi è interessato alle cose che facciamo e chi non lo è. Noi frequentiamo spesso gente a cui del nostro lato artistico, di noi in quanto Fede e Dafa dei Lyricalz, non importa nulla, gli importa di più di Luca e Federico. Diciamo che, essenzialmente, siamo circondati da brava gente che non significa gente buona, ma che ha come caratteristica comune la semplicità.”

-Pensate che questa sia una dote essenziale?

Fede: “Sì e poi la semplicità è un concetto paradossalmente non semplice, nel senso che non significa né ignoranza, né codardia, né per forza umiltà. Forse per noi le cose semplici sono le cose che per gli altri sono hardcore come concetto. La semplicità è la capacità di far venire fuori te stesso con meno filtri possibili e non per forza cercare di fare il diverso a tutti i costi, che è un po’ quello che a me dà fastidio in generale. A me piacciono anche le cose ‘normali’, semplici, che però a vederle bene hanno tanto da dire.”

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-Nel pezzo “Sulle Dita Di Una Mano” affermate che le cose che per voi sono importanti, si possono contare sulle dita di una mano e sono la famiglia, le donne, i soldi, la musica e gli amici.

Dafa: “Quel pezzo racchiude quello che in questi anni abbiamo acquisito. Non è che per forza ogni persona debba avere a che fare con questi elementi, ma a noi è capitato così.”

Fede: “Diciamo che sono tutti complementari e soggettivamente una cosa può essere più importante di un’altra, ma nella totalità sono complementari.”

Dafa: “E sono anche uno la conseguenza dell’altro.”

-Che opinone avete di voi stessi? Intendo dire che quando ci si relaziona con gli altri a volte si pensa a come ci vedono gli altri. Voi come vi reputate?

Fede: “La semplicità è una qualità e noi siamo semplici. La nostra caratteristica è quella di aprirci molto con le persone che conosciamo ed invece chiuderci con chi non ci conosce. Forse deriva dall’essere cresciuti dove siamo venuti su, l’aver vissuto molto rinchiusi in un certo gruppo, sempre con le stesse persone e meno con gli altri. Io mi reputo una persona non facile con cui rapportarsi, però una volta che sei riuscito ad abbattere certe barriere con me, allora penso di essere una persona abbastanza profonda. Diciamo che ho questi due volti, finché non superi il gradino con me, magari posso risultare antipatico, ma una volta che si è sciolto quel ghiaccio, allora poi si può andare d’accordo anche su cose meno superficiali.”

Dafa: “Credo che alla maggior parte delle persone che mi hanno conosciuto, e per conosciuto non intendo solo una stretta di mano ed un ciao, ho fatto una buona impressione. Mi sono sempre comportato con semplicità, cercando di essere sempre me stesso, senza stare a fare il superiore come al giorno d’oggi molti fanno. Sappiamo di essere due persone difficili, ma più che altro nell’intimità, perché nel rapportarsi con la gente siamo sempre stati disponibili.”

-Nel nostro ambiente si va avanti molto a pregiudizi. A voi è mai capitato di dare giudizi prima di conoscere realmente una persona o i fatti?

Fede: “E’ capitato. Ultimamente cerchiamo di distinguere gli artisti dalle persone. E’ capitato di conoscere della gente con cui andavamo d’accordo, ma artisticamente li stimavamo molto meno. Ci sono invece artisti che stimiamo molto che invece non conosciamo nemmeno. Abbiamo avuto dei pregiudizi in passato, ma ora cerchiamo il più possibile di conoscere prima di giudicare.”

Dafa: “Penso che qualsiasi persona possa inciampare su questa cosa e sarei un bugiardo a dire che non ho mai giudicato una persona senza conoscerla, però l’ho fatto e mi sono reso conto di aver sbagliato.”

Fede: “Ora io, all’interno della scena Hip Hop italiana, mi ascolto i dischi e giudico gli artisti, se poi conosco le persone giudico le persone, anche perché noi l’abbiamo fatto e spesso gli altri l’hanno fatto con noi ed è stata una cosa abbastanza penalizzante.”

-Dite che tra le cose più importanti per voi ci sono le persone che frequentate e le radici della vostra infanzia e adolescenza, anche se siete sempre in giro per l’Italia e l’Europa. Che tipo di legame mentale sentite con i vostri ricordi e i vostri affetti?

Dafa: “Io credo di vivere col 50% del pensiero a casa mia con i miei genitori a Torino. Io e Fede partimmo tre anni fa da Torino dicendo ai nostri che andavamo a registrare il primo disco “De Luxe” a Milano e che per essere più vicini avevamo affittato una casa a Novara per un mese. Avevamo detto che avremmo registrato il disco e poi saremmo tornati, ma siamo rimasti là spinti da questa fotta di spaccare, di fare.”

Fede: “Il mio stato mentale è un po’ un misto di quello che sono i ricordi, le emozioni di quello che abbiamo vissuto in periferia di Torino, mischiato a questi tre anni in cui abbiamo praticamente solo fatto musica. Questo che viviamo attualmente è il primo periodo in cui riusciamo a focalizzare bene il fatto che ci sia stato un periodo di passaggio da un tipo di vita ad un’altra, mentre col primo lp il passaggio c’era stato, ma non ce ne rendevamo bene conto. Diciamo che le nostre radici si sentono, Torino, le nostre famiglie, i nostri quartieri, dopo averci passato 20 anni tutto questo ti resta per sempre, soprattutto quando poi in tre anni hai cominciato a girare come mai avevi fatto prima. Impari tante cose, però apprezzi molto di più il posto in cui sei stato e la vita che hai fatto.”

-Nel pezzo “Nessuno Li Vide Più” immaginate di prendere un aereo e partire verso un paese esotico per rifarvi una vita. Lo fareste davvero in realtà?

Fede: “Ci sono quei momenti in cui uno dice ‘basta, ma cosa ci sto a fare qui?’, magari ti è successo qualcosa di brutto, oppure senza che fosse capitato nulla in particolare sentivo che c’era qualcosa che non mi dava la felicità, ma non sapevo quale fosse la causa della tristezza. A questo aggiungi il fatto che la nostra vita è stressante perché è vero che sembra che non si lavori mai, ma in realtà si lavora sempre, e spesso e volentieri penso di prendere ed andarmene… magari lo farei, andrei via un mese ma poi tornerei… Alla fine è solo un bisogno di vacanza… vogliamo fare le ferie. Ogni tanto staccheresti proprio la spina, prenderesti l’aereo e andresti da qualche parte, da solo o in compagnia.”

Dafa: “Io personalmente non avrei il coraggio di mollare… però un bel viaggetto sì.”

-Secondo voi come mai spesso diciamo che viviamo in un posto di merda, che non ci piace, però ci rimaniamo lo stesso?

Fede: “Secondo me è perché c’è un legame troppo forte. Io non sono uno nazionalista o patriottico all’eccesso… solo se gioca la Nazionale. Però poi vai all’estero, vedi un italiano, stai bene, parli dell’Italia, dei problemi della tua nazione ecc. e stai meglio. Secondo me il fatto di essere legati alla terra, noi italiani ce l’abbiamo particolarmente e fa parte un po’ di noi questa contraddizione di sputare nel piatto dove mangi e in cui mangerai per sempre.”

-Secondo voi qual è l’aspetto migliore e quale quello peggiore dell’Italia?

Fede: “L’aspetto migliore è quel concetto di semplicità di cui ti parlavo prima. La gente tende ad essere abbastanza spontanea e calda come piace a me. Gli aspetti negativi sono che spesso per pigrizia non stiamo al passo con tante altre cose. In Italia si tende molto a raggiungere gli obiettivi senza faticare, io per primo. Magari per alcune cose siamo molto avanti, mentre per altre molto meno. Quindi direi che la qualità migliore è la semplicità, mentre la peggiore è la pigrizia.”

Dafa: “Io bene o male non mi lamento dell’Italia, per il semplice fatto che la maggior parte dei Paesi nel mondo non sono messi meglio. Poi guarda io sono uno che politicamente segue le sorti dell’Italia, ma ultimamente non ci sto capendo niente. Un ragazzo di 25 anni dovrebbe capire come gli gira intorno.”

-Ma secondo voi, politicamente parlando, il bilancio è positivo rispetto ad esempio agli anni ’60, oppure no?

Fede: “Io non penso che negli anni ’60 fossero tutti interessati alla politica. Era la moda. Alla fine quello che piace ai ragazzi è il costume, anche le cose più ‘alternative’ devono essere comunque moda.”

Dafa: “Essere comunista negli anni ’70 era moda.”

Fede: “Comunque ora mi sembra esagerato dalla parte opposta. Comunque si fa poco. Io personalmente seguo la politica, però volutamente non ne parlo nei miei testi, un po’ perché non m’interessa parlarne, un po’ perché penso che alla gente non interessi sentirsi dire certe cose. Noi, a modo nostro, parlando del nostro quartiere e dei nostri problemi, facciamo politica e magari può essere un modo per fare avvicinare la gente. A me piacerebbe fare qualcosa per la guerra, però se io penso di non essere in grado di affrontare l’argomento e di non poterlo fare in una maniera interessante non ne parlo. L’ideale sarebbe far arrivare ad interessare le persone di alcune cose, se però non sai come renderle interessanti, non puoi farlo perché comunque tu sei un artista, non un giornalista.”

-Non pensate che sia un cattivo segnale che un po’ in tutti gli ambienti si siano mossi per la guerra nel Kosovo, mentre nell’Hip Hop nessuno ne ha parlato? Non è, secondo voi, un sintomo di chiusura e di mancanza di contatto con la realtà esterna?

Fede: “Io non credo che chi fa Hip Hop non ne sia interessato, ma probabilmente ne parla con familiari ed amici e non riversa queste cose in questa sua parte di vita… magari quando ci si incontra, si tende poco a parlare della guerra e più, magari, di un disco. Si parla già poco tra di noi e se lo si fa, allora si predilige l’aspetto artistico. Se iniziassimo a parlare di più, allora sarebbe anche più facile fare qualcosa insieme.”

-Dalle nostre parti rimaniamo troppo superficiali. Ci preoccupiamo più dell’abbigliamento o dei freestyle, piuttosto che delle cose che ci stanno intorno…

Fede: “Credo che in questi ultimi tempi si sia parlato poco delle cose esterne alla scena, e proprio noi in prima persona abbiamo puntato maggiormente alle cose superficiali. Un po’ per reazione al rap politico che c’era stato prima, però è stato un errore generalizzato, sia nostro che di altri. Sai io ero piccolo, però se finora ho fatto delle cose superficiali è stato perché non avevo raggiunto uno stato di maturità completo, ora mi sento più maturo e più interessato alle cose del mondo.”

Dafa: “Io credo che molta gente non ne parli per paura ed io per primo.”

Fede: “Secondo me si potrebbe puntare il discorso sul fatto che ci sono ragazzi come noi che stanno vivendo questa tragedia, più che parlare della Nato o di chi ha i propri interessi sulla cosa. E’ vero che come artista hai delle responsabilità, però è anche vero che sei un artista e quindi devi intrattenere, non sei un politico od un giornalista, il tuo compito è quello di intrattenere le persone.”

-In “Conto Alla Rovescia” ti cimenti nel tema delle ultime 24 ore.

Dafa: “Tutto è nato da un sogno che mi è rimasto molto impresso.”

-Ma cosa fareste se vi rimanessero da vivere realmente solo 24 ore?

Fede: “Io credo che mi godrei al massimo quello che faccio di solito, darei un altro valore a quello che faccio sempre.”

Dafa: “Alla fine è così… se sei innamorato della tua tipa, te la sposi, ti fumi l’ultima canna e quindi cerchi di cogliere le ultime cose che ti facciano andare via contento e felice.”

-Voi credete nel destino?

Fede: “Sì, se intendiamo qualcosa di superiore ed indipendente dalla tua volontà, ci credo, anche se spesso mi trovo in conflitto e cerco di non crederci. Sono una persona abbastanza realista su certe cose, però alla fine lo tiro in ballo sempre, anche se non sono un fanatico. Credo che ci sia qualcosa di superiore.”

Dafa: “A me viene da chiedermelo, però non sono d’accordo sul fatto che non lo si possa influenzare. Se io sono qui non è solo il destino, ma anche perché io ho voluto arrivare qui.”

-Non vi è mai capitato di sentirvi un po’ al limite tra il sogno e la realtà? Anche il fatto di esserci in questo momento, pensare da dove arrivi e come sei arrivato…

Fede: “A me capita spesso di estraniarmi, soprattutto in posti come il treno in cui, ascoltando i discorsi di altri, solo dopo un po’ di tempo mi rendo conto di esserci anch’io. Come esserci, ma in realtà di non esserci.”

Dafa: “Non è semplice parlare di queste cose. Io mi faccio mille domande tutti i giorni e mi do delle risposte, ma non so mai se la risposta che mi do è quella reale. La vita è un perché già in partenza e quindi puoi diventare scemo se ti fai troppe domande. E’ un po’ come aver paura di morire. Ho conosciuto molta gente che ha paura di morire, ma secondo me parti col concetto sbagliato, perché non ti godi la vita e rischi di andartene via prima.”

Fede: “Adesso c’è un po’ la moda di questi grandi discorsi, mah sarà il 2000. Però serve un po’ più di realtà e di semplicità… e torniamo sempre lì.”

-Stavo pensando alla diversità del vostro approccio attuale alla vita rispetto al primo disco. Inizialmente parlavate del lusso, del vivere bene, mentre ora siete nella fase della semplicità…

Fede: “E’ la continuazione del nostro discorso. Non intendo dire né povertà, né ignoranza, anzi spesso è più una persona semplice a volere le cose materiali rispetto ad una più sofisticata. Questo è il concetto che voglio ribadire. Soprattutto frequentando gli ambienti universitari, io ho veramente la nausea di tutti questi finti intellettuali e sono cose che rivedo nell’Hip Hop, soprattutto vedendo gente veramente ignorate che fa il finto intellettuale. Come ad esempio mi capita di ascoltare un pezzo di un rapper che mi cita gli unici tre libri che ha letto nella sua vita, libri che ho letto anch’io, magari 7/8 anni fa, ma che ho deciso, per scelta, di non citare. Rientra tutto nel nostro concetto di semplicità, anche il nostro primo “De Luxe” era una provocazione molto forte: il parlare del fatto di voler vivere di quello che facevamo, di volerci fare i soldi e di farli il più possibile; poi molte cose non reggevano il discorso vuoi perché eravamo giovani, o perché non abbiamo raggiunto il numero di copie vendute, o perché l’abbiamo fatto con quella spocchia dato che prima non eravamo nessuno… Però tutto rientra nel concetto di semplicità. Questi concetti appartengono a tutti ma alcuni, per problemi con la propria coscienza, o per moda o per volersi dare un’immagine, non citano o vanno addirittura contro questi argomenti. Queste sono cose mie, che ho dentro. Questa mania di fare le cose pseudo intellettuali, legate a cose più spirituali, questa cosa diffusa un po’ a tutti, a me fa ridere, perché comunque è gente che conosco, ho visto, ho frequentato. E’ gente che come me finito il concerto non legge la Bibbia, ma si beve le birre gratis, cerca la tipa/o… fa quello che faccio io. Io mi reputo profondo e proprio per questo non ho la presunzione di insegnare niente a nessuno. Di “De Luxe” non ci si rimangia nulla, semplicemente è tutto confermato in una crescita ed un’evoluzione.”

-E parlando di cose concrete invece… Qual è il vostro piatto preferito?

Fede: “A me piacciono i primi… Mi giostro tra il risotto ai funghi e gli gnocchi al gorgonzola.”

Dafa: “Io amo lo stinco di cavallo e… guarda io sono un amante della carne e sono dell’idea che chi non mangia carne non gli piacciono le donne. Mi piace moltissimo la selvaggina e sono proprio stato cresciuto a carne, ne ho sempre mangiata tanta e senza carne io non vivo.”

-E voi sapete cucinare?

Fede: “Senza esagerare sì. Comunque c’è Jasmin che cucina bene.”

-Quando invece siete in giro cosa mangiate?

Fede: “Conta che quando sei in tour c’è uno squilibrio totale tra la cena che ti offrono nei locali dove ti scateni e ordini anche se non hai fame e l’Autogrill. Oramai conosciamo tutti gli Autogrill delle autostrade italiane e il panino che preferisco è la Rustichella, ultimamente il panino al crudo… cose più semplici, più leggere, ma non amo mangiare negli Autogrill. Bevo il the freddo e un pacchetto di Cipster, sempre.”

Dafa: “Io invece prendo un succo con estratti di carota, arancia e limone e la Rustichella anch’io.”

Fede: “E poi miliardi di giornali. Una volta ho trovato anche AL in un Autogrill.”

Dafa: “Ah l’ultima volta ho preso degli ottimi salamini di cinghiale.”

-Ma vi fate sempre portare o avete anche le vostre macchine?

Fede: “Non avere la patente, ecco, questa è la caratteristica del b-boy medio che ha la testa fra le nuvole. Abbiamo avuto poco tempo e per ‘sta cosa dell’Hip Hop abbiamo abbandonato tutto il superfluo e tra queste cose c’era la patente. Adesso sento un po’ la necessità di prenderla.”

Dafa: “Io sono pigro e poi ho paura delle altre macchine e comunque è una caratteristica di molti no? Sarà che a casa a Torino ho sempre girato a piedi, ma proprio sempre a piedi.”

Fede: “Sì anche quando si veniva a Milano alle feste, sempre in treno.”

-Parlatemi un po’ delle vostre giornate, magari quando rimanete a casa.

Fede: “Ora non mi sveglio più tanto tardi, dopo il servizio civile mi è rimasto il fuso orario delle persone normali, e comunque mi rimane talmente poco tempo tra le registrazioni e l’essere in giro che quando sono libero o scrivo a casa, oppure ne approfitto per fare le commissioni basilari che non riesco a fare altrimenti, quindi banca, spesa, lavatrice ecc… oppure vado a trovare i miei. Dafa è più casalingo, io invece giro.”

Dafa: “Sì io proprio mi chiudo in casa, purtroppo guardo tanta televisione, al massimo vedo la mia fidanzata. In tv guardo 20 telegiornali al giorno, soprattutto quelli sportivi, se c’è una partita me la guardo. Io tengo l’Inter e lui la Juve, ora non litighiamo neanche più.”

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-Cosa ne pensate del fatto che il calcio difficilmente rientri nell’Hip Hop?

Fede: “Sempre per il fatto che bisogna essere alternativi a tutti i costi. Nei miei pezzi mettevo nomi di calciatori o ne parlavo e poi poco a poco abbiamo iniziato a parlarne anche con la gente e scoprivi che comunque tutti hanno la loro squadra del cuore e, sai, il calcio è vero che è molto meno importante delle cose che toccano oggi il mondo, però finché non fai entrare queste cose nell’Hip Hop, nessuno ne parla perché magari si ha paura di essere considerati sfigati perché si va allo stadio o perché si è iscritti a qualcosa. Se mi capita vado ancora allo stadio. Sono stato un’abbonato alla Juve per un sacco di anni!”

Dafa: “Comunque è tutto riportato a quello che facevi da piccolo. Mio padre mi ha portato a 7 anni alla scuola calcio, ho giocato per sei anni e poi ho dovuto smettere per problemi vari, e guarda mi è proprio dispiaciuto da morire non giocare più. E poi si ritorna sempre al fattore semplicità. Perché bisogna fare il figo e parlare solo di basket o che. A me piace lo sport in generale.”

-Invece quando siete in tour cosa fate?

Fede: “Beh, dei gran viaggi in furgone, vedi sempre le stesse facce, ne approfittiamo per ascoltare i dischi che non riusciamo ad ascoltare a casa, ci confrontiamo. Poi ultimamente eravamo in tanti e quindi il giorno lo passavi a parlare o a dormire. Poi la sera tra il sound check, la cena ed il concerto, torni in albergo e riparti.”

Dafa: “Credo che il concerto sia lo sfogo delle cose che hai accumulato durante il giorno.”

Fede: “Sai, farsi il tour è una fortuna, soprattutto per noi che lo facciamo grazie ai Sottotono e all’Area, hai la possibilità di farti conoscere in giro, però se non ti sai gestire bene, scoppi, sia a livello mentale che fisico. Ti capita di dormire poco e di stare tanto seduto, oppure di passare dal sonno più profondo al palco con 1000 persone davanti, quindi devi essere un po’ elastico. E conta che noi abbiamo un ruolo più marginale, ma Tormento è veramente da ammirare. Quando devi far divertire e devi divertirti per lavoro è allucinante.”

-Vi piace comunque il live?

Fede: “Sì, tra lo studio e il live preferiamo comunque il live.”

Dafa: “Poi quando vedo la gente sotto penso che è quello che ho sempre voluto fare, è una sensazione che ti fa passare di mente tutto quello che hai passato sino ad allora.”

-E come invece vedete il confronto all’esterno dell’Area Cronica, ad esempio nelle jam?

Fede: “Il confronto l’ho sempre reputato positivo. E poi alla fine i discorsi sono sempre i soliti, la gente parla, parla, ma pochi fanno uscire dei prodotti con dei progetti alle spalle, quindi la sfida deve essere portata su altri livelli. Personalmente ho sempre frequentato i posti in cui mi sarei divertito. E’ vero che è importante il confronto, però se devo rimanere teso per tutto il tempo, allora no, se devo andarci, lo faccio solo per lavoro. Quindi il divertimento è il primo stimolo, negli ultimi anni è capitato che mancasse per varie ragioni, magari per tensioni inutili. E’ inutile andare a fare una sfida a casa di un altro sapendo perfettamente di stare cadendo in una trappola. Noi non abbiamo frequentato molte cose per evitare casini più grossi e non è un fattore di codardia, ma semplicemente non siamo interessati ad un confronto fisico ed ignorante con altri. E’ vero che in fondo il confronto con l’esterno è importante e, anche se molti ci vedono un po’ fuori come Lyricalz o Area Cronica, noi ci sentiamo parte integrante, noi ascoltiamo tutti i dischi italiani che escono, i più belli li compriamo, li analizziamo ed è una cosa che va anche al di fuori della jam.”

-Credete che sia un momento positivo per l’Hip Hop?

Fede: “Secondo me la situazione è positiva se si riesce a sfruttarla. E’ comunque vero che non si stanno vendendo così tanti dischi, anzi. Ora c’è l’interesse dei media, al contrario di un po’ di tempo fa in cui chi è venuto fuori l’ha fatto con le proprie forze, e quindi tocca a noi. Ok appoggiarsi agli altri, ma non più con la bava alla bocca, cerchiamo ognuno di mostrare la propria maturità e mostriamoci in maniera professionale a questa gente e diciamo loro che comunque abbiamo delle cose reali e che soprattutto abbiamo tanta gente che è interessata a ciò che facciamo.”

-Beh, comunque di realtà professionali ce ne sono ben poche.

Fede: “Sì, ma secondo me è importante la mentalità. Guarda Sano Business, a livello ufficiale, di discografia nazionale o di rapporti con la stampa, nessuno li conosce. Forse si conosce solo Bassi, però è la mentalità da professionista che conta, anche nel gestirsi un giro di mixtape, anche Double S è così. Entrambi hanno un approccio professionale. Io non dico che per forza bisogna ammorbidirsi, chi è più hardcore e si sente in conflitto col mondo ok, se è questo quello che vuole, ci resti; però faccia i suoi interessi. Guarda che non sto parlando di commerciale o altro, io parlo di realtà anche underground.”

Dafa: “E guarda che il livello underground si è molto alzato.”

Fede: “Sì, esistono anche i radicali, però ad alto livello. Devi far rendere la tua personalità e devi far fruttare quello che sei. Io non ho mai scritto un pezzo pensando che avrebbe venduto. La gente mi può reputare più commerciale, forse perché ho avuto più opportunità di altri, però io sorrido di queste cose, sorrido della gente non professionale. Guarda Bean, lui ha fatto della bella roba, ha fatto un demo bello, al posto di partire con un cd che fa schifo e questo è l’approccio giusto.”

-Parliamo un po’ della parte musicale. Il vostro disco è diverso dalle cose che normalmente siamo abituati a sentire in Italia.

Dafa: “Credo che si debba sempre inventarsi qualcosa di nuovo, al di sopra di quello che hai già fatto per riconquistarti la fiducia di chi ascolta il tuo disco.”

Fede: “Questo disco è molto innovativo. Abbiamo dovuto confrontarci con Bosca, con Bassi, Fish… ma è gente con la quale hai talmente tanto feeling che puoi permetterti di andare oltre. A me non piacciono molto le cose crossover, però la sperimentazione all’interno dell’Hip Hop è necessaria e mi farebbe piacere che la gente, al primo ascolto, non rimanga né piacevolmente impressionata, né delusa. Preferirei che se ne parlasse e  si riconoscesse innanzitutto che siamo bravi e che ci siamo confrontati nel modo giusto con i produttori. Abbiamo cercato di fare un lavoro che andasse oltre il momento. E poi ora c’è molta più gente che apprezza le nostre cose rispetto a prima.”

-Cosa mi dite di questi suoni molto ‘elettronici’?

Dafa: “Fish ha sperimentato cose nuove, nuovi tentativi…”

Fede: “E’ una sperimentazione che comunque è diversa da quella che Fish aveva fatto con i Sottotono, non è vero che le basi di Fish sono ‘elettroniche’ e basta, analizzare l’album in questo senso è un po’ sbrigativo. L’album è nuovo, ma è Hip Hop al 100%. Non ci sono musicisti che arrivano da altri generi, non c’è trip hop, non c’è drum’n’bass, non ci sono breakbeat e nulla di questi generi che, comunque, piacciono molto anche a gente che si reputa purista. Noi rimaniamo su un discorso Hip Hop, ma sperimentale ed anche con qualche rischio. E’ tutto un discorso di amare le cose che fai e di farle crescere, come siamo cresciuti noi e questa è la forza dei dischi belli ed ultimamente stanno uscendo molte cose belle, dai Sottotono a Left Side, “Novecinquanta” è un bel disco, ma anche cose che possono incontrare meno il mio gusto come Merda & Melma che però è innovativo, i Colle sono innovativi… tutti dischi di un certo spessore, perché dentro c’è la crescita di questi artisti.”

-Voi siete la Prima Dinastia dell’Area Cronica, come state vedendo e vivendo questa cosa?

Fede: “Come Prima Dinastia intendiamo un po’ quelli che eravamo all’inizio, il gruppo di amici e ne parliamo proprio nel pezzo “AC ‘96” in cui facciamo un punto di quello che è stato ed è. C’è la soddisfazione di aver visto nascere e crescere un progetto, anche se alcuni contatti tra di noi un po’ si sono persi per qualche periodo. Noi siamo ancora un po’ lontani dalla mentalità distaccata che dovremmo avere, ma ad esempio a gente come Fish e Tormento nessuno dice più nulla perché i soldi che avevano li hanno investiti nell’Hip Hop e molta gente conosce l’Hip Hop tramite l’Area Cronica. La gente può non essere d’accordo con quello che facciamo, però nessuno può negare che è l’unica etichetta che funziona come dovrebbero funzionare le etichette cioè ha un distributore, ha chi si occupa della promozione, della produzione, ha gente che sta in ufficio dalla mattina alla sera… Quindi guarda questi pezzi, queste cose contro l’Area Cronica mi fanno ridere, è come quando tu lavori e gli altri giocano, quindi quell’“AC ‘96” è un tributo a chi c’era all’inizio ed è anche uno sfogo contro tutti i discorsi d’invidia.”

Dafa: “Sono un po’ i cazzi nostri, senza cattiveria.”

Fede: “E poi la cosa che mi disturba di più è il ‘sentito dire’. Cioè noi veniamo attaccati da gente che ha sentito dire che i Lyricalz sono commerciali e quindi quando sale a cantare dice questa cosa, e non parlo di qualcuno in particolare, o di artisti affermati, ma di quelli che vengono al seguito di questa cosa. Questa gente poi non andrà da nessuna parte. Noi ce l’abbiamo con tutta quella gente che, sentendo delle cose nostre personali, ha parlato ed ha montato su cose inesistenti.”

Dafa: “Poi noi neanche l’abbiamo mai vista una classifica, questo cosa vuol dire che ad esempio, i Colle che sono in classifica, sono commerciali?”

Fede: “Ma scusa, noi non abbiamo venduto mai più di 5.000 copie, abbiamo firmato un contratto con i nostri amici, con un’etichetta che si fa la promozione con i soldi di Fish e Tormento e non con quelli di una major; io ho sempre lavorato per pochissimo, anche solo per le spese. Ho fatto tanti di quegli interventi nei mixtape che lo so solo io e la gente mi dice che sono commerciale? Poi magari esce un gruppo che per filosofia è più hardcore di noi, ma firma con le major e la gente non dice nulla, allora vedi che è solo un fattore d’immagine e di facciata e questo discorso non ha più senso.”

-Qual è il vostro metodo per sfogare questa rabbia che comunque, credo, vi logora, come capita a molti?

Fede: “Mah sai, è un approccio con la vita. Se subisci tante cose e non riesci però ad esprimerle è un problema. Noi ci sfoghiamo attraverso la musica, i live, scrivendo e cercando di canalizzare l’energia negativa in qualcosa di positivo.”

Lyricalz appunto, gente ‘semplice’.

Purtroppo la discografia dei Lyricalz non è pubblicata sulle piattaforme di streaming.

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