Articolo 31 > Questo è il nostro stile

Di Claudio “Sid” Brignole
AL 8. Ottobre 1993

Introduzione di Sid scritta più di 28 anni dopo questa intervista.

Non ho memoria di questa intervista se non il fatto che conoscevo Jad già da tempo e lo consideravo, ieri e ancora oggi, una vera testa Hip Hop. JAx invece lo avevo conosciuto da poco ma mi piaceva il suo entusiasmo. Mi ricordo anche che ero in macchina con loro quando hanno discusso se usare il nome Articolo 31 oppure no. Inizialmente non ne erano convintissimi. L’intervista è a tratti visionaria di un domani che nel 1993 non era ancora chiaro. Jad e JAx non erano sicuri di come il loro primo album “Strade di città” sarebbe stato accolto. Si percepiscono però una chiarezza d’intenti inusuali ancora oggi, figurarsi quasi 30 anni fa. Il tempo e i fatti hanno dimostrato che questo album è stato tra le pietre miliari che hanno aperto il rap al grande pubblico, cosa di cui poi ha beneficiato in primis quell’underground che poi si affrettò a liquidarli come commerciali. Altri tempi, ma già dalle parole di JAx si poteva sentire la tensione di non sentirsi accettati da una scena Hip Hop che all’epoca guardava tutti dall’alto in basso e se uscivi dai canoni eri un sucker. È anche presente il fastidio verso i Centri Sociali che erano considerati dai b-boys il male al pari di Jovanotti. Rileggendo l’intervista ho poi trovato una quantità di errori grammaticali spropositata, ammetto che non ero proprio uno scrittore raffinato e nel 1993 non c’erano i correttori automatici oltre a non avere nessuno che rileggesse quanto scrivevo perché praticamente facevo tutto da solo. In questa versione gli errori sono stati corretti ma non le ripetizioni o costruzioni grammaticali traballanti. Faccio notare anche il finale che, nella sua ingenuità, fa capire come una volta era tutto più alla buona. Aelle nel 1993 era ancora venduta solo in abbonamento e nei negozi di Footlooker. Il numero 8, dove fu pubblicata l’intervista, fu il primo ad essere distribuito anche in questa catena di negozi di sneakers all’epoca appena arrivata in Italia.

ARTICOLO 31, da adesso in poi sentirete parlare di loro, libertà di parola nei media questo è il significato del nome, preso dalla costituzione irlandese, DJ JAD e J. AX da Milano, questo è il loro stile:

JAD: Per chi non ti conosce, vuoi dire da quanto sei nell’hip hop, come è nata la tua passione per questa cultura e quale è stata la scintilla che l’accesa?
Nel ’78 quando sentivo le prime cose rap e il funky, all’epoca c’era solo quello, ero piccolo avevo dieci anni ero al mare e mia sorella mi portava in discoteca e all’epoca mettevano solo questo genere di musica poi i dischi non si trovavano, io ero piccolo e non capivo un cazzo però questa musica mi era entrata dentro. Arriviamo negli anni 80, quando si incominciavano a trovare le prime cose e iniziai a ballare breakdance al muretto, nell’86 presi i piatti, non erano i 1200 ma piatti del cazzo e da lì ho iniziato a fare il dj. Poi sono andato al militare, finito il militare ho avuto un incidente un pò pesante, stavo perdendo la gamba e lì ho abbandonato tutto per 1 anno, 1 anno e mezzo però ogni tanto mi facevo comperare qualche disco, io ero messo male… stampelle e cose del genere, poi sono ritornato al muretto, ho rincontrato vecchi e nuovi amici che frequento tutt’ora. La mia passione c’è l’ho dentro fin da piccolo.

JAX, stessa domanda:
Per me è iniziato tutto sentendo un pezzo per radio che adesso non ricordo neanche cos’era, avrò avuto 12, 13 anni e siccome non abitavo a Milano ma in posto dove c’erano in tutto 300 persone vicino a San Donato non ho avuto nessun contatto fino a tre anni fà quando mi sono trasferito qui, però quando avevo voglia di scrivere qualcosa mi veniva fuori un pezzo rap, non sono mai riuscito a fare niente d’altro, anche se la musica ho sempre desiderato farla, perciò ho fatto un’esperienza personalissima e venendo qua ho recuperato in fretta conoscendo JAD, gli altri e mi sono dovuto portare a pari ascoltando tanti gruppi che non avevo mai sentito perché non erano mai arrivati al negozietto sfigato nel paese vicino a cui abitavo. Però per quanto abbia maturato una mia concezione di hip hop personale che adesso si sta evolvendo insieme alla mia gente, ho visto che non era poi tanto differente da quella degli altri”

J.AX so che all’inizio hai fatto cose commerciali… 
lo sono conscio delle cose che ho fatto ma, mentre per altri è stata una scelta e l’hanno fatto dopo che sapevano già tutto, io l’ho fatto quando ero ancora un minchione che non sapevo un cazzo, pensavo che quella fosse l’unica via per far qualcosa ed esprimersi anche se era una cosa che non mi piaceva, per i testi in italiano ero convinto di essere l’unico che li scrivesse perché non avevo sentito niente. Questo è per i due dischi house che ho fatto che fortunatamente non hanno venduto un cazzo, cose che non sentivo e fatte nei primi tre mesi che ero qui a Milano spudoratamente per soldi. Poi chi mi critica per lo spot della Uno rap vuol dire che non ha capito un cazzo, per me l’hip hop è la famiglia e se in famiglia io rompo un vetro lo vado a dire alla mia famiglia, qualsiasi cazzata faccio lo dico alla mia famiglia perciò io l’ho detto su Tribe apposta perché tanto comunque ti devono giudicare per quello che fai adesso e quello che farai in futuro. Se quella cosa non la facevo io non avrei potuto fare Articolo 31, nessun album e un cazzo anzi, avrei dovuto entrare in certi schemi in cui non mi va assolutamente di entrare, siccome di auto-produzioni per noi non se ne parla perché l’intendiamo nel senso di fare quello che ci passa per la testa e basta, non dover investire e poi non avere neanche dei canali per poter conquistare più gente al di fuori del nostro circolo, io l’ho detto alla mia famiglia, non ne farò più perché non ho più bisogno.

JAD: tu sei, come dicevi prima, della vecchia scuola, cosa pensi ci sia di diverso tra allora e oggi? 
Prima era vero, adesso non è vero per niente, capisci? Tutto quello che c’è adesso non è reale, non è vero, non c’entra niente con quello che facciamo noi. Una volta ci trovavamo, eravamo più uniti, non esistevano i centri sociali, era strada, perché l’hip hop è strada non centri sociali…”
J.AX: Non solo, interrompendo JAD che è categorico, non dico che tutto quello che è nato da lì sia da buttare via, sono nate anche delle cose positive però io tengo a precisare che la filosofia legittima è quella della strada che se poi qui si sono sviluppate due realtà non è la seconda, cioè la loro, a mettere in discussione la nostra è casomai il contrario, solo che la nostra realtà è sempre stata talmente superiore da non mettere in discussione nessuno, loro a quanto pare sono troppo superbi, si credono superiori per poter capire di non essere i legittimi, di non essere dei prodotti subalterni che si sono sviluppati solo qua. lo ho letto di gente che dice che l’hip hop può nascere solo nei centri sociali che, chi non fa testi politici non deve essere considerato, queste cose sono minchiate! E mi sta sui coglioni che questi, chiamiamoli politicamente corretti, debbano mettere in discussione altri che magari sono dei puri e hanno una filosofia giusta, ma non per me, ma giusta per chi veramente sa che cazzo è hip hop”.

JAD: come pensi che in questo momento, in Italia si possa dare l’immagine giusta, per chi lo vede da fuori, dell’ hip hop? 
È difficile dare adesso come adesso un’immagine giusta perché la stampa è piena di gente che non capisce un cazzo e scrive sempre le stesse cose, posse, i posse, centri sociali che non centrano niente”.
J.AX Oramai sta in mano a tutti noi di diventare talmente bravi che questi qua non avranno più un cazzo da dire e nessuno spazio, la competitività è l’unica strada”.

J.AX: Pensi che in Italia ci sia un pubblico che possa ascoltare, capendo, rap hip hop? 
Una porzione c’è già e una porzione bisogna farsela, non c’è né, tirando in mezzo nuova gente. Magari qualcuno pensa che io stia dicendo eresie però dal momento che abbiamo fatto un disco, vogliamo che arrivi a chiunque e piaccia perché comunque noi facciamo pur sempre musica, perché la comunicazione d’elite non è comunicazione.

JAD: come è nato “Articolo 31”, com’è iniziata la vostra collaborazione ?
J.AX era il rapper di mio fratello (anche lui DJ n.d.r.), io ho avuto sempre qualcuno che reppasse per me, si facevano delle serate e io l’avevo notato però avevo detto: mah! Poi un giorno viene in casa mia a provare con mio fratello e ho detto, -beh! si può far qualcosa, tirarlo dentro- e così ci siamo conosciuti meglio e alla fine ha preferito lavorare con me, non perché mio fratello non fosse buono, solo perché io ho più esperienza. Con J.AX mi sono subito trovato bene su tutto, sulla scelta dei campioni, sugli argomenti e ho capito che era arrivato il momento di fare qualcosa di serio.
J.AX: Noi prima eravamo rapper e dj e poi siamo diventati amici, per far capire che è stato il lato musicale a farci incontrare”.
JAD: lo quando l’ho conosciuto era bravino e lui mi stupisce perché più va avanti e più diventa un mostro”

J.AX: Ti sembra di aver avuto anche una maturazione nel modo in cui scrivi i pezzi? 
Li scrivo adesso come li scrivevo allora, mi metto lì e li faccio quando sono ispirato, un testo me lo maturo in testa per un paio di mesi, non mi metto lì a fare 8 pezzi in un mese perché magari devo fare un album, io per fortuna ho avuto la possibilità di far uscire i miei prodotti in ordine storico nel senso che “Nato per Rappare” è il primo pezzo che io abbia mai scritto in italiano e c’è gente che può pensare sia rima stagionata perché è vecchio ma per me è bello e sarà sempre bello perché mette dentro tutto l’entusiasmo di un b-boy dell’ultima ora. Sentendo tutti i pezzi dell’album si vede l’evolversi di una persona perché sono stati fatti uno dopo l’altro, certo qualche cosa ho scartato di quello che ho scritto però il mio stile si sta evolvendo da solo, non ci posso fare un cazzo, mi metto lì e vedo, nello scrivere, che mi vengono le cose diverse. lo nel mio rap dico quel cazzo che voglio cioè secondo me si stanno creando degli schemi in cui tu non puoi pensare in una certa maniera non puoi parlare di determinate cose, questo è troppo castrante, tu non devi essere necessariamente incazzato, tu devi parlare di quello che vuoi, è comunicazione e basta, io la vedo così, questa è la mia opinione.

Certe persone dicono che il rap è anche politica, vedi Public Enemy ed altri… 
J.AX Qui siamo in lItalia, la nostra situazione in cui è nato l’hip hop è diversa dalla situazione americana, quelli che in Italia fanno questi discorsi tentano di fare un scimmiottamento, non è detto che il modo in cui sì evolverà l’hip hop da noi sia uguale a come sì evolverà in America o nelle altre nazioni, ognuno ha il proprio stile, noi abbiamo il nostro. Molti rappers se non ci sono ancora arrivati, ci stanno arrivando a uno stile di metrica e di modo di reppare italiano, secondo me chi si dovrà fare il culo, ma il culo vero saranno i dj e tutti quelli che curano la parte musicale perché per quanto riguarda le metriche uno ci arriva personalmente con la testa, però per quanto riguarda la musica arrivare ad uno stile italiano è veramente difficile.

JAD, com’è il tuo modo di lavorare, chi ti ha influenzato maggiormente? 
Sui campioni ho cercato di trovare qualcosa d’italiano tipo loop e già ho cercato di creare un nostro stile, è difficile come diceva già prima J. AX creare uno stile italiano, io ho avuto la fortuna di trovare campioni italiani che stavano bene con tutto. Per gli scratch ho 4 o 5 che mi hanno ispirato maggiormente iniziando da Red Alert, DJ Aladin, DJ Scratch, Joe Cooley, Battle Cat, Rich Rich, king Teach, Premiere, io da questi dj mi sono ispirato molto, lo ammetto perché dimmi chi non è partito da almeno uno di loro. Ho cercato di creare qualcosa di mio, poi sentirete voi.

J.AX e a te chi ti ha ispirato di più, anche di italiano?
In Italia apprezzo molto Zippo del Comitato, le ultime cose che ho sentito dei Sangue Misto, ESA degli OTR e anche gli altri, Chief, TK ma nessuno finora in Italia è per me fonte d’ispirazione. A me piacciono molto i rapper della West Coast americana perché si avvicinano in tutto al mio modo di intendere il rap però non ti so dire in che modo mi influenzano perché quando scrivo non penso mai a qualcuno di particolare.

Parliamo nuovamente dell’Ip che s’intitola “Strade di Città”, quanto ci avete messo per realizzarlo e come siete riusciti a farlo?
J.AX Ci abbiamo messo esattamente un anno dal singolo ad oggi, per come siamo riusciti a farlo parte tutto dalla Uno Rap: lo una sera dovevo andare a teatro, quando non ero ancora insieme a Jad, e mi hanno telefonato dicendomi che c’era un produttore di pubblicità e dischi che stava cercando uno per questa cazzo di Uno rap, io non ci volevo andare però quello che mi ha chiamato mi ha detto che probabilmente se andavo e gli facevo sentire i miei lavori mi avrebbe fatto fare anche qualcosa d’altro. Allora sono andato, mi hanno preso al provino e ho conosciuto lui che è Franco Gori che poi dopo aver sentito anche Jad è diventato il nostro produttore, è una persona stupenda che non ci ha cambiato una virgola, che ha investito fior di soldi per una produzione come la nostra, per l’Italia cifre impensabili nell’ordine di decine di milioni.

J.AX non pensi che corriamo il rischio di parlare a codici, che quelli estranei all’ambiente dicano – dichecazzoparlano questiqui?
Ci sono dei miei pezzi che si possono definire in codice, tipo il “Pifferaio Magico” e “Questo è il nostro stile” però la maggioranza sono per tutti e molti addirittura spiegano, correndo il rischio, in questo caso di sembrare quelli che vogliono fare i capi e spiegare agli altri, noi spieghiamo alla gente, infatti nell’lp c’è scritto che il prodotto di solito è comperato da chi ne sta al di fuori, – il nostro lp è destinato alla gente comune che sentendo prima noi e poi sentendo gli altri deve entrarci. Lp deve diventare prima di tutto un bene di consumo perché bene o male qui c’è da viverci con questa cosa, io mi sento nella vita di fare solo questo, siccome non voglio fare il barbone o l’autonomo, io voglio vivere di questa cosa, io non sono un venduto, devo vendere.

Adesso voi puntate tutto su questo Ip… 
JAD Sì ma adesso dovremo iniziare a pensare al prossimo, facciamo passare l’estate e poi ci metteremo al lavoro per il nuovo che sarà qualcosa di completamente diverso dal primo sul lato musicale.

Voi naturalmente sperate che l’album abbia un buon riscontro di pubblico, però in Italia quando si dice buono si parla di 5000 copie vendute…
J.AX Noi non contiamo su quello, noi abbiamo un supporto produttivo buono e noi speriamo di inserirci in canali inusuali per i prodotti rap, il fatto che non si vende è perché non c’è la gente con le palle di investire dei soldi, perché qua si deve imporre il prodotto alla gente e poi automaticamente il riscontro verrà.
JAD Se con l’uscita del nostro lp e delle altre cose che dovrebbero uscire in questo periodo non si muove nulla, in Italia non si farà più niente.
J.AX Tu puoi fare la cosa più bella del mondo ma se qualcuno prima di te non ha venduto non ti faranno fare più niente.

Cos’è che vi augurate per il futuro vostro e dell’hip hop italiano? 
JAD lo sono tranquillissimo, non sono gasato ne niente, io ho un pò paura per certe cose ma non voglio sperare, però se tutto va bene aiuterò parecchia gente a fare dischi, il disco andrà anche all’estero e sarà la primo lp rap italiano ad andarci, una nuova sfida.
J.AX Noi abbiamo tutto ciò che ci serve, abbiamo un buon prodotto, abbiamo il rispetto dei nostri fratelli, me ne sbatto i coglioni del resto.
JAD lo rispetto tutti, anche chi non c’entra con l’hip hop, non voglio parlare male di nessuno. J.AX lo rispetto chi mi rispetta.

Volete dire qualcosa che non avete ancora detto ? 
W la figa, W la mamma.

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